ZENER 1992

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martedì, luglio 16, 2013

Fallimento delle banche o del Paese

La grande crisi è nata con il fallimento di una banca: dopo Lehman Brother qualcosa è cambiato, in peggio.
Non ci vuole un Nostradamus della finanza per capire cosa è successo.
Si stava bene grazie anche al credito facile.
Le banche erogavano a più non posso, facevano margini ed utili, distribuivano dividendi agli azionisti, il meccanismo degli investimenti e dei consumi funzionava alla grande dispensando ricchezza e benessere ad imprese e famiglie..
Il dopo Lehman lo conosciamo: credit crunch, banche che generano perdite (da svalutazioni) e che per via di queste perdite hanno i coefficienti di stabilità tirati al massimo, tanto tirati che guai a fare prestiti.
La conseguenza è nota: senza i famosi "capitali di terzi" si ferma il giocattolino dell'economia si ferma.
Vittime di questo accrocchio imprese e famiglie, consumi giù e via dicendo.
Sorge spontanea una domanda: ma allora perchè non tornare al precedente sistema con le banche ad erogare impieghi a più non posso?
In fondo si stava meglio quando le banche erano più "aggressive" nelle gestioni finanziarie.
Vero.
Ma poi il nodo è venuto al pettine.
La mia opinione al riguardo è che una (possibile e parziale) soluzione sta nel mezzo.
Non vanno certo bene gli eccessi del credito pre Lehman Brother.
Ma non vanno altrettanto bene l'eccesso di rigidità di regole fissato da Basilea 2.
In un momento di necessità di liquidità come questo imporre paletti più stringenti alle banche per la  concessione di credito appare nocivo sia per le banche che per l'economia.
E' vero: le banche hanno perdite latenti che una volta che si manifesteranno in bilancio saranno guai, con patrimonio ridotti al lumicino non adeguati agli impieghi correnti delle banche.
Ma è anche vero che abbiamo creato i Tremonti Bond che potrebbero, se utilizzati e fatti pagare il giusto (non certo il 9% a salire!), aiutare il sistema.
Immaginate se solo l'Italia erogasse alle banche il 3% del PIL (una via intermedia  del 2% della Germania e dal 5% della Spagna ed  Paesi Bassi) per ricapitalizzarsi significherebbe dare alle banche circa 50 miliardi.
A questo punto significherebbe che le banche potrebbero concedere credito per circa 12,50 volte tanto: a conti fatti vorrebbe dire una immissione di liquidità nel sistema per circa 600 miliardi.
Una somma sulla quale lo Stato, tra ritorni di imposte dirette ed indirette, rientrebbe abbondamentemente del capitale dato a prestito.
Aggiungiamo pure che si potrebbe far ricorso al debito con emissioni dedicate di titoli di Stato e di conseguenza si avrebbe ancora un maggior rendimento.
Ma bisogna anche essere coscienti che questa non è una soluzione definitiva per il sistema Paese e per la banche.
Queste ultime non risolverebbero definitivamente i loro problemi di solidità; solidità che potrà essere recuperata nel tempo imponendo alle banche di fare le banche, magari con paletti meno stringenti imposti da Basilea (chessò un Core Tier al 7% invece che all'8% non mi sembra impossibile).
A dirla tutta: è meglio che entriamo nell'ottica che per salvare l'economia ed il Paese ci possiamo giocare anche qualche banca.
Ragioniamo: significa tornare al periodo pre Lehman Brother, magari senza tanti eccessi  e con qualche controllo in più.
Potrebbe non piacere: ma personalmente penso sia meglio far fallire qualche banca che far fallire un'intera economia.
E questo lo sa bene l'Ecofin che circa un mese fa ha stabilito le regole per gestire i fallimenti delle banche.
Si staranno preparando?

1 Comments:

At 10:51 AM, Blogger Nadia Franceschini said...

ma alle Banche era già stato detto che i soldi loro erogati dovevano servire per Imprese e famiglie, ma non lo hanno mai fatto - preferiscono fare le speculazioni -
Allora? Soprattutto in questo momentaccio un buon Governo dovrebbe
imporre alle Banche questa linea con con un DECRETO - ma se i Politici fossero Azionisti di queste Banche??
Questo la dice lunga vero? Nadia

 

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