ZENER 1992

I CONSIGLI GIUSTI PER SBAGLIARE IN BORSA. Così se perdete i vostri soldi non venitemi a dire che non ve lo avevo detto. mail: zener.blog@gmail.com Sono su Skype: zener

lunedì, marzo 19, 2012

Art. 18: questo e' un paese incivile

Genova oggi e' bloccata - anche io sono bloccato assieme a migliaia di persone - dai soliti pelandroni targati FIOM.
La scusa e' nota: si chiama articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, norma che tutela il pelandronismo nostrano.
Ma questa non e' una novità.
La novità e' invece quella che riguarda i malcapitati ostaggi di questi corte: principalmente automobilisti bloccati a tempo indeterminato.
Anche qui ci sarebbe un articolo 18 a loro tutela, quello del Tulps che obbliga i promotori di manifestazioni a dichiararne anche la loro durata.
Questa norma consentirebbe di preavvisare i cittadini evitando loro di rimanere ostaggi per ore in auto.
Ma se telefonate in questura e chiedete informazioni sul vostro destino non fate affidamento sulla risposta del solito impiegato scazzato: affari vostri.
Siamo solo inermi cittadini.

mercoledì, marzo 14, 2012

Siamo tutti (potenzialmente) evasori.



Lo spunto lo prendo dal post di Luca di Rumorsrisparmio.

La sua vicenda è una come tante.

Una normale compravendita di un terreno al quale segue un - non normale ma ormai frequente - accertamento di maggior valore.

Negli ultimi tempi il fisco, più per ragion di cassa che per un principio di equità fiscale, procede a rettificare i valori delle compravendite, utilizzando armi "improprie" quali concetti come il "valore normale" che non hanno mai confini certi e delimitati.

Vi è di più: la macchina del fisco ha a disposizione mezzi e tempi che il contribuente si sogna.

Nel caso di Luca i tempi di accertamento - trattandosi immagino di imposta di registro - sono 3 anni dalla registrazione dell'atto, per non parlare dei mezzi di personale che le agenzie fiscali hanno.

Il contribuente invece si trova dal canto suo a gestire le questioni fiscali in tempi stretti oltre ad avere a che fare con una materia che, sopratutto in questi ultimi tempi, è fin troppo in evoluzione, sterilizzando quelle certezze che nel diritto, in particolare nel tributario, sono fondamentali per la pace con lo stato.

Ma forse è proprio questo che si vuole evitare: la pace fiscale e norme certe chiuderebbero troppo presto la partita ed il Cittadino è risorsa da sfruttare, da spremere, perchè rinunciare ad un extra gettito quando con certe armi si possono raggiungere gli obiettivi di gettito programmati dall'Amministrazione finanziaria senza particolari sforzi di risorse umane e di capitali?

Basta una letterina, una contestazione sulla non congruità dei valori, richiamando questa o quella tabella OMI o VAM, ed il gioco è fatto.

Per certi versi siamo carne da macello.

Vuoi ricorrere?

Ti scordi la definzione agevolata con le sanzioni ridotte ad un sesto, fai istanza di accertamento con adesione, poi magari ricorso, senza avere nessuna certezza dell'esito del processo tributario.

Forse è magio pagare.

E così succede, spesso.

Non hai dichiarato quanto volevo?

Sei un evasore: lo dicono i Valori Agricoli Medi.

Ed in nome del popolo Italiano, anzi in nome delle esigenze di cassa, devi pagare.


La figura dell'evasore è spesso creata ad arte.

Esempio su mille che mi viene in mente adesso è la porcata della tassa sull'anominato per chi aderito in passato allo scudo fiscale.

Tanti credono - anche grazie alla solita propaganda populista - che chi detiene patrimoni all'estero sia per forza un evasore.

Se poi costui - più per ignoranza - non avesse comiplato il famigerato quadro RW (a proposito la Corte europea sta pensando ad una procedura di infrazione verso il Governo Italiano per le sanzioni spropositate previste per una sua mancata od errata compilazione, tenuto conto che dalla indicazione dei dati non deriva nessun debito di imposta) si è ritrovato a dover aderire allo scudo fiscale pagando un balzello per ufficializzare (rectius: regolarizzare o rimpatriare) le attività detenute all'estero, senza magari aver mai evaso un centesimo ma solo per il fatto di non aver compilato il quadro RW.

Non parliamo poi dei recenti fatti: chi all'epoca aveva aderito (dl 350/2001 e dl 78/2009 art 13 bis) con la garanzia dell'anonimato adesso è cornuto e mazziato.

Il buon Monti (con il dl 6/2011) ha pensato di mettere su una tassa sull'anonimato: se non paghi il 10 per mille (13,50 il prossimo anno ed il 4 per mille a regime) sarai segnalato al fisco.

Morale della favola: il fisco si rimangia le promesse fatte, minando quel concetto di tutela dell'affidamento che sta alla base di un rapporto civile.

Rapporti civile richiamato dallo Statuto del Contribuente: l'art. 10 della Legge 212/2000 invoca un rapporto basato sulla buona fede e collaborazione.

Parole.

Finchè lo Statuto del Contribuente non avrà valenza di legge costituzionale sarà soltanto un insieme di buoni intendimenti.

Sempre lo Statuto del Contribuente invoca - all'art. 6 - comma 3 - la semplicità delle norme fiscali, in modo tale che il contribuente possa "adempiere le obbligazioni tributarie con il minor numero di adempimenti e nelle forme più agevoli".

Fuffa.

Abbiamo presente quante pagine di istruzioni si dovrebbero sapere per non incorrere in errori?


Se invece si ha la sfiga di avere quegli 11 numeri di partita IVA di pagine bisogna contarne 500 tra quadri aggiuntivi, IVA, IRAP Studi settore e via dicendo, sapendo che devi aggiungere tutto il "diritto vivente" di risoluzioni e circolari che, spesso, arrivano a ridosso della scadenza.

Il tutto magari cambia velocemente: è inutile richiamare tutti i decreti legge di questi ultimi 10 mesi da maggio 2011 (ben 6).

E se si ha poco tempo per metabolizzare i cambiamenti non importa: la nostra "amata" agenzia delle entrate avrà a disposizione circa 5 anni per fartelo sapere con qualche bella letterina nella tua cassetta postale dove gentilmente ti propone di pagare con le sanzioni ridotte ad un terzo se si pagherà entro i 30 giorni.

Vi voglio lasciare con un piccolo esempio

Siete un lavoratore dipendente o un pensionato che vuole farsi la dichiarazione?

Benissimo.

Arrivati al calcolo della detrazione per lavoro dipendente/pensione incocciate nell'art. 13 del DPR 917/86: semplice vero?

Ecco, ricordatevi dello Statuto del Contribuente, della semplicità delle norme, della buona fede e della lealtà dell'Amministrazione finanziaria ed ecco bella che fatta la ricetta di un perfetto mal di pancia.







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martedì, marzo 13, 2012

semplificazioni fiscali (?)




Elenco clienti fornitori: istituito con l'art. 21 del D.L. 78/2010 il quale prometteva che per adempiere si sarebbero individuate "modalità e termini...da limitare al massimo l'aggravio per i contribuenti".

Dalle parole ai fatti c'è un oceano.

La scadenza dell'adempimento per il 2010 è stata oggetto di proroga per le difficoltà nell'individuare o meno le operazioni sotto o sopra soglia, euro 3.000,00 tra imprese (25.000,00 nel 2010) , considerato che operazioni distintamente fatturate potevano essere tra loro collegate e quindi oggetto di comunicazione , anche se nella pratica è spesso difficile stabilire quando un'operazione è collegata oppure no

E questo - secondo la legge - doveva essere un adempimento semplice!

Per semplificare cosa si decide?

Di eliminare, per il 2011, la complicazione della soglia dei 3mila euro!

Perfetto.

Però ci si rende conto che eliminando la complicazione della soglia dei 3mila si complica la vita alle imprese che già si sono organizzate per gestire le operazioni sopra soglia.

Allora per non far diventare la semplificazione una complicazione si torna, per semplificare, alla complicazione della soglia dei 3mila.

Deontologia mi impone di non utilizzare un linguaggio sconveniente: in questo caso l'invito di mandare il nostro legislatore in quella famosa località è forte.

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venerdì, gennaio 13, 2012

liberalizzazioni

Ho qualche dubbio sul fatto che le liberalizzazioni possano risollevare le sorti del Paese.

Vado nello specifico.

TAXI: cosa serve liberalizzare un servizio quando le tariffe sono decise non dai tassiti ma da Regioni e Comuni?

Ora ci sono 1000 tassisti che per una corsa costano 10 euro.

Metterne 10.000 che fan pagare sempre 10 euro la corsa non cambia niente per il consumatore ed anzi si va a precarizzare il settore.


FARMACI classe C: idem come sopra.

Il farmaco C è per legge a prezzo imposto dal SSN.

Quindi che lo venda una farmacia o una parafarmacia per il consumatore cambia niente.

Cambierà di sicuro per le farmacie che avranno volumi ridotti a favore delle para.

Occupazione?

Chi perderà il posto come farmacista dipendente potrà aprirsi una paraprofumeria ...oops una parafarmacia, ma con margini minori rispetto alla farmacia che storicamente usufruiscono di canali distrubitivi di favore.

Al massimo si potrà essere assunti dalle para, ma credo con meno possibilità di mantenere il posto di lavoro data la minore marginalità sulle vendite.

Quindi per questo settore, base occupazionale sostanzialmente inviariata se non in diminuzione.

Anche qui non ci vedo tutto quel valore aggiunto che invece si vuole far passare come inopinabile, piuttosto vedo anche qui una precarizzazione dell'intero settore retail.

PROFESSIONISTI: a parte i notai - che in Italia sono meno di 5mila - le altre professioni non se la passano al meglio.

In particolare gli avvocati - che in Italia sono circa 240mila - quelli giovani, soffrono alla grande e per tirare avanti altro che minimi tariffari, dai quali nei fatti si deroga già da tempo.

E questo vale anche per giovani Ingegneri, dottori ecc. che per lavorare vengono "assunti a partita IVA" (i finti autonomi) con compensi ben oltre i minimi tariffari (poi in dichiarazione gli studi di settore pretendono l'adeguamento).

Riforma degli Ordini?

E vada questa riforma.

Così - per esempio - per un controllo sui professionisti dovrà intervenire il Ministero di Grazie e Giustizia piuttosto che gli Ordini.

Che poi ovviamente il Ministero dovrà deferire ad un organo esterno.

E chi sarà questo organo esterno?

Un qualcosa che oggi si chiama....Ordine.

Punto e a capo, ritorno al passato, corsi e ricorsi storici.

Di fatto poi ci sono professioni che, in qualche loro area di attività, sono già liberalizzate.

I commercialisti di fatto hanno perso terreno sulle attività meno nobili quali contabilità e dichiarazioni - che per moltissimi sono il pane quotidiano - a favore di Caf, Ced, e dopolavoro ferroviario, nonchè un esercito silenzioso ma numeroso di dipendenti e pensionati ex Agenzia entrate e GdF (rigorosamente in nero).

Comunque non è che io sia proprio contrario alle liberalizzazioni.

Magari inziamo a libera(lizza)re il Governo da quei 3-400 coglioni strapagati che ci avanzano, lasciando il posto a personalità competenti.

Magari inizando da una cosa veramente importante: la riforma della legge elettorale.

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giovedì, gennaio 12, 2012

E' un Paese di posti di lavoro e non di lavoratori

Art. 18 si, art. 18 no.
Guai mettere in discussione la certezza del posto di lavoro.
Flessibilità?
Lasciamola ad altri: poco importa che lì i licenziamenti non sono vissuti come una tragedia.
Qui se assumi qualcuno è peggio che sposarselo.
Qui se quel qualcuno è un fannullone è ultra garantito: licenziarlo senza andare in causa è utopia, grazie anche al sistema "sindacati-giudici del lavoro" che rasenta la malafede più assoluta ed un sistema di garanzie eccessivo.
Credo che siamo l'unico Paese in cui non ci si ammala: ma"si prende malattia" per allungare ferie/permessi.
Sindacati ed istituzioni sono troppo concentrati a difendere il concetto di "posto di lavoro", inteso come garanzia di stipendio e quant'altro sopra citato, piuttosto che il concetto di "lavoro", inteso come dedizione, sacrificio e meritocrazia.
Ma forse è giusto così: in mancanza di contrattazioni individuali, soffocate da quelle collettive dove la meritocrazia non trova spazio, perchè sbattersi?
E poi parliamo di crescita, parliamo di lobby, finendola per prendercela coi tassisti e farmacisti, quando il problema vero è non riuscire a mandare casa un fannullone o premiare un meritevole.

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mercoledì, gennaio 11, 2012

Exprivia...per esempio







"Le borse andranno male fino a quando l'economia non si riprenderà."

Spesso si sente dire questa frase.

E anche se le borse spesso anticipano i cicli economici, magari a volte anche a torto, la frase ha un che di vero.

Il ragionamento parte da un assunto.

Quando gli investimenti a rischio zero (o presunti tali), quali ad esempio I BTP, hanno un rendimento superiore agli investimenti rischiosi, quali ad esempio quelli azionari, la borsa, per questioni tecniche, non può andare bene ed i corsi azionari si adeguano.

L'esempio lo faccio con la piccola Exprivia che adesso quota 0,67 centesimi ad azione: ne tralascio i particolari economici e finanziari in quanto il presente post ha lo scopo di evidenziare gli effetti sulle quotazioni utilizzando come riferimento il rendimento del BTP per il calcolo del costo del capitale proprio, che a sua volta serve per determinare il valore di un'azione.

I due prospetti che ho riportato sono identici tranne in due particolari evidenziati in rosso.

1) è il tasso di rendimento del BTP, quale Free Risk Rate, utilizzato per il calcolo del wacc, in particolare per il calcolo del costo del capitale proprio

2) è il valore dell'azione.

E ora arriviamo al punto.

In condizioni di normalità questo tasso si aggirava intorno al 4-4,50%.

Attualmente, per la crisi economica, questo tasso si aggira intorno al 7,00%.

Tecnicamente più il valore del BTP/Free Risk Rate è basso più le valutazioni salgono e viceversa.

Il mercato azionario sembra essersi adeguato a questo tecnicismo.

E da un lato senza torto: dicendolo spannometricamente perchè fare in un investimento a rischio, come quello azionario, quando un BTP a zero rischio (o presunto tale) rende un buon 7%?

La riprova è nelle valutazioni.

I due prospetti riportati, come detto, sono identici, tranne che nel Free Risk Rate.

Nel prospetto a sinistra -Free Risk al 4% - Exprivia varrebbe circa 1,00 euro

Nel prospetto a destra - Free Risk al 7% - Expivia varrebbe circa 0,60 euro, più o meno gli attuali corsi azionari.

Una bella differenza di circa il 40%.

E questo perchè il rendimento del BTP a scadenza residua decennale, assunto come riferimento per la valutazione, è passato dal 4% al 7%.

Pertanto si potrà pensare di rientrare nell'azionario non appena i tassi del BTP e dintorni si abbasseranno a livelli più normali.

Per adesso il mercato, il nostro mercato i nostri risparmiatori, stanno pagando caro il rischio Paese, appunto misurato dal BTP.

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martedì, gennaio 10, 2012

sviluppo e crescita: terrorismo fiscale



E' tanto che non scrivo, ma di opinioni da esporre ne avrei in quantità industriale, in particolare sulla questione Paese-fisco-crescita.
Il Paese va male.
Le colpe si dirottano principalmente sugli autonomi, ormai considerati unici responsabili dei mali del Paese.
L'imputazione?
L'evasione fiscale.
Un argomento che, storicamente, crea (facile) consenso nell'opinione pubbica, più per una questione numeri - circa due terzi di contribuenti vive di busta paga e/o pensione - che per vera e propria coscienza popolare.
Se poi le cifre sventolate sono, per usare un termine eufemistico, surreali e largamente variabili -a secondo delle "necessità mediatiche" le cifre variano repentinamente dai 100 ai 300 miliardi - poco importa, come poco importa far sapere all'opinione pubblica che i metodi di stima dell'evasione (sottolineiamo la parola stima) sono per molti versi discutibili e dalle gambe di argilla (vedi metodo di Franz utilizzato in Italia).
L'attualità ci porta alle verifiche in località turistiche e nei centri termali.
Ben vengano, ovviamente non solo in quei posti.
Ma non pubblicizziamole troppo.
Anzi non pubblicizziamole proprio.
Per tre motivi:
1) le notizie sono distorte per creare consenso: è sì disdicevole l'imprenditore individuale che viaggia col Porsche 997 nuovo di zecca e dichiara solo 30mila euro lordi (che poi magari nel suo bilancio ha 100mila euro di ammortamenti e quindi il Porsche ci può stare abbondantemente), ma occhio a dire che certe autovetture risultavano intestate a delle Srl con redditi sempre intorno a 30mila euro!
Questa è una notizia che farà furore nelle menti poco "ragionieristiche" ma è decisamente fuorviante.
I tecnicismi contabili, poco noti a coloro che invece vengono colpiti dal furore della notizia, magari ci dicono che tra i costi di quella Srl ci possono essere dei compensi agli amministratori per qualche centinaio di migliaia di euro, che sono tassati pesantemente, e l'utile che residua è semplicemente una questione contabile, che poco o nulla centra con la capacità di spesa per Porsche e dintorni.
2) Da utente un domani potrei evitare di andare a Cortina o a fare le terme: non per nascondere qualcosa ma certo mi seccherebbe l'idea che posso essere indagato - nel senso di indagini per eventuali accertamenti sintetici - per il fatto di aver speso due scudi in svago et simili.
3) Occhio a questa caccia al finto povero / ricco o presunto tale: queste notizie hanno un effetto terribile sull'economia quotidiana.
Instaurano l'idea che se spendi, anche poco e magari per spese neanche monitorate dal fisco, un domani potrai essere perseguito, fiscalmente parlando.
E questo porta ad una inevitabile contrazione dei consumi.
Ed in un momento come questo - dove la crescente disoccupazione e la crisi del credito per imprese e famiglie sta intaccando la capacita di spesa - è la cosa che serve di meno.
Attualmente la capacità di spesa è in generale caduta.
Se terrorizziamo chi può spendere stiamo andando nella direzione sbagliata.
Una volta un mio amico mi raccontò scandalizzato che una persona benestante spendeva circa 1000 euro al mese per i suoi due cani.
Gli pareva uno spreco.
E così può sembrare per chi non può permetterselo.
Ma io gli risposi che di persone così ne vorrei a bizzeffe, perchè creano e trasferiscono ricchezza: ne godono tutti, imprese, fornitori e dipendenti.
Una rete che vive.
Ammazza il ricco, o chi comunque può spendere per cani e dintorni e quella rete si estingue: imprese, fornitori e dipendenti.
E' come un cane (e dagli) che si mangia la coda.
E non lamentiamoci se tante piccole imprese chiuderanno o avranno dichiarazioni dei redditi più basse.
Ma il film sarà sempre lo stesso: non sarà colpa dei minori consumi ma dell'evasione, quella stimata, ben lontana da quella accertata (che poi quest'ultima è ben lontana da quella recuperata).
E' così da decenni.

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