ZENER 1992

I CONSIGLI GIUSTI PER SBAGLIARE IN BORSA. Così se perdete i vostri soldi non venitemi a dire che non ve lo avevo detto. mail: zener.blog@gmail.com Sono su Skype: zener

venerdì, dicembre 29, 2006

AUGURI

Scusate ma oggi non ci riesco con Alleanza: giornata troppo movimentata...sarà per l'anno prossimo!

A proposito, non sono bravo a fare discorsi e a dire qualcosa di speciale però....

AUGURI PER UN BUON 2007 !!!!

FONDAMENTALISMO


Intanto scusate il ritardo!!!
Questa mattina non ero in ufficio e sono appena rientrato.

Nel post di ieri ho segnalato un sito perchè lo ritengo interessante per certe definizioni fondamentali.

Fa anche richiamo a nozioni tecniche e grafiche di cui io sono un classico esempio di incompetenza totale -l'amico Luca è pregato di confermarlo- : mi ci sto impegnando grazie all'aiuto di tutti i blog friend e devo dire grazie a loro se la mia galattica ignoranza adesso si è ridimensionata a semplice ignoranza: tempo al tempo e spero di capirne di più..... ho bisogno dell'aiuto di tutti Voi

Però mi è stato fatto notare che il sito Faro della Finanza ha un approccio verso l'analisi grafica e tecnica non in linea con l'operato dei miei amici blogger i quali mi hanno segnalato anche altri siti di analisi tecnica: http://stockcharts.com/ .

In fondo sono un povero fondamentalista: però sono buono, non ho la barba come quello a destra del post e l'altro giorno mi sono anche tagliato i capelli con la macchinetta (dietro) dicendo addio al capello un po' più lungo......
Ci vediamo dopo con Alleanza.
Nel frattempo in questi giorni di calma mi sto trastullando con Basilea 2.




giovedì, dicembre 28, 2006

cosa ho scoperto!

E' un magnifico sito che spiega in maniera semplice i concetti dell'analisi fondamentale.

Parla anche di analisi grafica e analisi tecnica: io da ignorante credevo fossero la stessa cosa.

Un complimentone a chi l'ha fatto!!!

Si chiama "il faro finanziario" ed andrà di diritto tra i link utili del blog.

Ne abuserò a dismisura.

CAD IT



Cad It è una società che opera nel settore dell'IT e relativa consulenza per il settore bancario (90% dei ricavi) per imprese e pubblica amministrazione.
Parlando di Reply l'altro giorno il buon Marshall mi ha chiesto di darci un'occhiata.
Cad It non è ai livelli di Reply: il fatturato è circa 5 volte inferiore e anche l'utile, più o meno, è nello stesso rapporto.
Le due società si differenziano dal fatto che Reply ha più o meno mantenuto i valori da quei famosi anni della bolla speculativa della new economy mentre Cad It da quei 20 euro che quotava nel 2001 è scesa di un bel po' attestandosi sugli attuali 9,25 euro: credo che difficilmente si potranno rivedere i fasti del 2001.
Infatti l'andamento della società, dal 2001 al 2005, è stato, a livello di utili, altalenante - clicca qui - , mentre a livello di fatturato annuale è scesa decisamente dai 61milioni del 2001 ai circa 45milioni del 2005, livello che probabilmente segnerà anche per il 2006.
Quindi un'altra realtà rispetto a Reply e pertanto difficilmente valutabile se non con ottica di breve termine.
Come Reply anche Cad It soffre l'eccessivo carico fiscale: osservando il bilancio 2005 - clicca qui a pag 6 - si nota che la tassazione sull'utile preimposte - 5,50milioni - è di ben il 69%, lasciando la società con un utile netto di appena 1,5 milioni: lo chiamano "prelievo fiscale" ma a questi livelli appare più legittimo chiamarlo furto alla faccia di tutti i coglioni che parlano senza cognizione di evasione fiscale: li tassassero anche loro a questo livello caso mai potremmo iniziare a parlare di evasione...altro che bandiere rosse, doveri delle imprese, ecc.
Cad It, come Reply, come Tas ed alte realtà, sono esempi di tassazione esagerata per chi assume: il discorso vale anche per il piccolo panificio non quotato in borsa....non voglio fare un inno all'evasione - ma a questi livelli del 70% posso anche capirla.
Credo che se nessuno metterà mano ad una rimodulazione dell'IRAP per questo genere di imprese "labour intensive" le conseguenze saranno che appena uno ne ha la possibilità porterà via i cosidetti in paesi tipo Cina ed India, lasciando i nostri cervelli liberi di emigrare.
Scusate la divagazione: ma vedere un prelievo di circa il 70% è una cosa che mi fa incazzare e non capisco come mai nessuno, tipo a Confidustria, non abbia mai affrontato l'argomento con il giusto fervore.
Tornando ai numeri (anche se quando vedo che l'utile è così rosicchiato mi vien voglia di lasciar perdere il PE ed altre cose) è probabile che CAD IT chiuda con un utile di 2 - 2,5 milioni.
Alle attuali quotazioni vuol dire circa 35X gli utili attesi per il 2006: non è proprio a sconto....chissà...poi il mercato emetterà le sue sentenze magari spingendola anche oltre i 10,00 - 11,00: comunque sia, se è vero che il valore conta qualcosa, con gli attuali fondamentali non c'è da aspettarsi molto e scordiamoci le quotazioni del 2001.
Altra nota critica: quasi tutto l'utile viene distribuito con i dividendi sterilizzando la capacità di autofinanziamento della società lasciando il suo patrimonio più o meno costante nel tempo.
Reply al contrario nel 2005 su un utile di circa 6,8milioni ne ha distribuiti circa il 26% lasciando il residuo a nuovo ed incrementando il patrimonio cioè la ricchezza degli azionisti.
Luca di Rumors vi farà dono della sua analisi tecnica sul Cad It.

POLYNT


Polynt, la società chimica appena sbarcata in borsa, ha presentato nella trimestrale di settembre dei dati in crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Oggi quota a 2,52 e da quei 1,80 del collocamento gli azionisti sono stati premiati con una perfomance del 40%.
La crescita riguarda sopratutto i ricavi che a settembre si sono attestati a circa 375milioni contro i 321 milioni di settembre 2005: + 17%.
E' probabile che a fine anno Polynt chiuda l'esercizio 2006 con un utile di circa 15milioni, in aumento del 7% rispetto ai 14milioni dell'utile 2005: sono previsioni personali effettuate osservando l'intervallo di crescita di settembre - dicembre 2005.
Alle attuali quotazioni di euro 2,52 corrisponde un PE 2006 di circa 17X, non altissimo per una start up, ma in linea con il settore, sopratutto se si gurdano i peer americani: rimane l'incognita legata ad una eventuale crescita dell'utile nel futuro legata al fatto che in sede di IPO la società non ha ricavato alcun introito non essendo stata intrapresa la strada di emissione di nuove azioni.
Ne avevo già parlato qui ad ottobre.
Rimane comunque aperta la possibilità di utilizzare la leva finanziaria in maniera più ampia: l'indebitamento a settembre è di circa 41milioni contro un patrimonio di circa 200milioni, pertanto il rapporto debiti/equity si attesta a 0,20 ben al di sotto dell'unità.
Nell'azionariato attuale sono presenti alcuni "grossisti" del risparmio tra i quali spicca con una quota del 5% JP MORGAN.
Da tenere sotto osservazione: la società capitalizza 300milioni e rimane scalabile.
Sono solo 2 mesi che è quotata: mission impossible per Luca di Rumors? qualche consiglio lo dà comunque!

mercoledì, dicembre 27, 2006

BASICNET


Un mio amico mi chiede di Basicnet.
L'altro giorno è andato in banca e gli hanno detto che la società di abbigliamento famosa per il marchio Robe di Kappa quota sotto i mezzi propri e pertanto è da comprare.
Senza neanche verificare se ne è comprate tante per 40mila euro a 0,918.
Dopo aver visto i conti assieme a lui gli dico che, secondo me, ha fatto due errori.
Il primo è aver comprato senza verificare.
Il secondo è di avere investito 40mila euro: il mio amico non è milionario.
Il consiglio dato in banca è errato: Basicnet alle attuali quotazioni NON quota sotto i mezzi propri.
Casomai questa estate, dopo la cessione dei diritti in Cina, quotava sotto i mezzi propri: la notizia e gli effetti sono stati subito metabolizzati dal mercato ed adesso è storia passata.
Basta vedere nel prospetto il PBV: cioè il rapporto tra capitalizzazione e patrimonio: adesso siamo su un sostanziale livello di parità.
A parte queste considerazioni di carattere tecnico-contabile non è facile valutare la società sulla base della gestione corrente e per eventuali sviluppi futuri.
Nel prospetto ho depurato i dati economici dalla plusvalenza di 27 milioni realizzata questa estate a seguito della cessione dei diritti Robe di Kappa ad una società cinese.
Come risultato si ottiene una perdita tendenziale di 1,2 milioni: in miglioramento rispetto alla perdita del 2005 pari a 7,8milioni.
I margini sono risicati e non è agevole fare previsioni: nel 2005 l'utile operativo era negativo e di conseguenza anche il ROS.
Previsioni per il futuro possono essere fatte solo sulla base delle dichiarazioni dell'amministratore delegato Franco Spalla il quale ha annunciato un ritorno ad un operatività positiva (ebit) sulla base degli investimenti effettuati dalla società: il problema è quando ci sarà questo ritorno.
La trimestrale di settembre non è sufficientemente esaustiva e non cristallizza ancora eventuali miglioramenti dovuti a migliori gestioni o a ritorni su investimenti: a dicembre, ed al più tardi alla trimestrale di marzo 2007, forse si potrà vedere qualcosa di più chiaro e fare previsioni più precise.
Per ora non è facile da decifrare.
Non esistono studi recenti sul titolo: l'ultimo disponibile su BorsaItalia è del 1999.
I dati evidenziati nel prospetto sono stati, come detto rielaborati senza la plusvalenza da 27milioni.
Ho apportato, più per divertimento, delle variazioni (evidenziate in azzurro) ipotizzando un utile corrente di 2,3 milioni.
Alle attuali quotazioni e considerando gli ipotetici utili corrisponde un PE di circa 24X.
Entrare adesso sul titolo è una scommessa.
L'analisi tecnica? col nuovo saio di Blogger Rumorsrisparmio saprà accontentarvi.

REPLY



Reply è una società che opera nella consulenza e progettazione di sistemi di comunicazione ad alta tecnologia rivolti a banche, assicurazioni, media, pubblica amministrazione, industria e servizi.
Reply è sinomino di crescita in questo settore.
Basta pensare che dai 3 milioni di fatturato del 1996 si è passati ai 166 milioni di settembre 2006.
Qui potrete osservare i dati del fatturato e degli utili dal 2001.
La trimestrale a settembre 2006 - clicca qui - evidenzia nel confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, un incremento notevole dei ricavi pari a circa 166 milioni: in aumento del 60% rispetto ai 103,5 milioni di settembre 2005.
Nonostante l'elevato "tax rate" di circa il 64% sull'utile preimposte - complice l'IRAP che punisce le società come Reply che hanno una connotazione più da "labour saving" (utilizzo prevalente di manodopera) piuttosto che "capital saving" (utilizzo prevalente di merci e servizi) - anche l'utile finale è lievitato del 51% attestandosi a circa 8,1 milioni rispetto ai 5,35 milioni di settembre 2005.
Non male se si guarda anche al dato dell'utile del bilancio chiuso a dicembre 2005: 6,9 milioni...già superato abbondantemente e ci sono ancora tre mesi di esercizio sociale.
Per fine anno 2006 gli utili potrebbero attestarsi a 10 -11 milioni.
Alle attuali quotazioni di 19,60 vuol dire 16X gli utili attesi per il 2006.
Reply capitalizza 174,5milioni e movimenta pochi "pezzi" al giorno: la media è di circa 13.000 azioni al giorno per un controvalore di 255.000 euro.
Il picco delle quotazioni è stato a maggio 2006: 22,50 euro che corrispondo ad un PE 2005
di 27,50X ed un PE 2006 di 18,60X
Il minimo a gennaio 2006: 17,40 euro pari ad un PE 2005 di 21,30X ed un PE 2006 di solo 14,40X.
Vi ricordate che giorni fa ho parlato del PEG cioè il tasso di crescita degli utili?
Provo a fare un calcolo del PEG prendendo come riferimento la media percentuale di crescita degli utili dell'ultimo triennio, cioè dal 2003.
Utile 2003: 3 milioni
Utile 2004: 4,68 milioni (+56% dal 2003)
Utile 2005: 6,86 milioni (+47% dal 2004)
Utile 2006 (atteso): 10,50 milioni (+53%).
La media è 52%: supponiamo, a titolo esclusivamente esemplificativo, che sia il tasso di crescita atteso per gli utili 2007.
PE attuale di Reply: 16X
Ora: 16 / 52 = PEG 0,30.
Se il PEG è sotto l'unità si dice che è un'opportunità di acquisto.
Questo dottrinalmente parlando.
La pratica la fa il mercato coi suoi corsi.
Ovvio che prendendo come riferimento un periodo più ampio il risultato e le conclusioni cambiano: come ho detto il PEG è un dato influenzato da variabili temporali e convinzioni di carattere personale, quindi ognuno può trarre le sue conclusioni modificando il periodo preso in considerazione.
Il titolo è lento: solo l'anno passato quotava intorno ai 18 euro: oggi a 19,60 euro vuol dire una crescita del 9%, non certo in linea con la crescita di fatturato e utili.
Per cassettisti pazienti.
Personalmente, a prescindere dai corsi azionari, è una società che mi piace per la crescita dimostrata in questi anni in un settore in continuo sviluppo.
Senza quel carico fiscale del 64% mi piacerebbe ancora di più: ma non è un difetto che dipende da Reply....chissà che qualcuno al Governo non pensi un domani ad una rimodulazione dell'IRAP tenendo conto anche della disparità di trattamento tra chi crea valore utilizzando prevalentemente merci e servizi e chi utilizza prevalentemente risorse umane....io un'idea ce l'avrei ma non sono un ministro delle finanze.
Per l'analisi tecnica il nuovo Rumorsrisparmio sotto le vesti di blogger vi dirà cosa ne pensa.

PROPOSITI

Eccomi qua!
Per me è stato un Natale impareggiabile.
Il regalo più bello?
La SALUTE.
L'anno passato Babbo Natale mi regalò una bella operazione ai legamenti del ginocchio destro (si erano rotti due giorni dopo che finii la fisioterapia per il ginocchio sinistro rottosi l'anno precedente).
Un anno dopo mi rendo conto che camminare, correre ed addirittura giocare di nuovo a pallone è un regalo che non ha prezzo e che non si trova suli scaffali dei negozi.
E' una felicità che rende quasi unico l'anno 2006.

Finendo l'anno è anche tempo di conti per l'anno che finirà e propositi che per l'anno che verrà.

Elenco solo i propositi che finiranno sul blog.

BASILEA 2: è tanto che ne parlo. L'argomento non è di facile trattazione. Servono nozioni sui bilanci e poi è tutto un mare di indici e quozienti veramente interessanti che ci fanno capire il linguaggio convenzionale del bilancio sotto tantissimi aspetti: redditività, solidità, produttività, elasticità, sviluppo.
Ripeto: non è un argomento facile e pertanto cercherò di trattarlo con i giusti compromessi perchè sia di facile comprensione.
Tenete conto che non so quale sia un metodo ideale di esposizione: partirò sicuramente dal bilancio ma se qualcuno avesse un'idea migliore è pregato di farmelo sapere.

VALUTAZIONI SOCIETA': ci sono diversi metodi.
Sono molto interessanti sia dal punto di vista pratico che dottrinale.
Anche qui servono delle nozioni sul bilancio.
Ma queste verranno già con Basilea 2.

Non so ancora come organizzare l'aspetto "logistico" sul blog: forse un sito internet che dà la possibilità di scaricare file in formato excel è più indicato.
L'argomento lo tratterò di volta in volta tra un'analisi ed un'altra, lasciando memoria in una sezione link apposita.

Ci vediamo dopo con Reply, Basicnet e se ci riesco Polynt.

venerdì, dicembre 22, 2006

BANCA FINNAT


Mi si chiede di Finnat.
Sono inchiodate e chi mi chiede cosa ne penso mi chiede anche dove "emigrare".
Domanda non facile per come opero: per me i titoli hanno "scadenza breve", non ho grosse pretese e quindi potenzialmente sono tutti buoni o tutti cattivi...dipende dal momento, dai bilanci, dalla mia personale disposizione ecc.
Ergo: non ho risposte precise.
Di massima posso dire:
Ti interessa un rendimento annuale del 4% con pochi rischi? vai su Eni.
Ti interessa lo stesso rendimento del 4% ma con qualche rischio in più? vai su Saras .
Ti interessa diventare milionario entro la befana? vai afff....non starei qui a scrivere sul blog, o meglio lo farei ma dalle Maldive con tanto di cocktail sotto la palma.
Ma sono considerazioni personali pronte ad essere disattese dal mercato per tante ragioni.... basta un beduino che si fa esplodere a Wall Street per esempio.
O un Bill Clinton di turno che si fa fare un "servizio" da una stagista: vi ricordate l'agosto del 1998?
Porca misera: eppure i mercati ne risentirono.
Tornando a Finnat.
Il calo dei margini ed utili dal 2005 non è cosa da poco: siamo nell'ordine di circa il 33%.
Di solito le banche sono piuttosto continue e stabili ed invece qui succede l'esatto opposto.
Adesso a 1,03 valgono ben 24X gli utili previsti per il 2006 pari a 16milioni: tanto per una banca se si pensa che il settore "viaggia" in un range compreso tra 12X e 18X.
All'orizzonte non si intravedono segnali di sorta.
Se anche gli utili dovessero attestarsi a 20milioni non è il massimo: siamo su quei 18X che rappresentano la parte alta del range sopra citato.
Le azioni sono state acquistate nel 2005 a 1,285 quando Finnat registrò un margine di intermediazione unico ed anche gli utili non furono male: 24 milioni.
Lo so: le hai acquistate perchè un tuo amico che lavora in banca diceva che arrivavano a 2,50 euro perchè avevano a che fare con gli immobili del Vaticano ma, anche fosse stato vero - non ho verificato- ormai è storia passata.
Guardare prima di comprare.
Guardare cosa?
Tutto e sopratutto i bilanci, le note nelle trimestrali e se certi risultati sono ripetibili in maniera costante per il futuro.
Un'occhiata anche alla compagine sociale.
Nel caso di Finnat, piccola banca che capitalizza circa 370 milioni, il flottante a disposizione è circa il 22%: non è nemmeno scalabile.
In fondo guardare e valutare non costa niente: è come essere al mercato...prima di comprare tutti guardano e valutano.

DIGITAL BROS


Mi si chiede di Digital Bros.
La società è attiva nella distribuzione di videogiochi per le famose consolle quali Playstation2, PSP, Xbox, ecc. ...clicca qui per saperne di più.
L'esercizio si chiude il il 30 giugno.
I dati a settembre si riferiscono quindi al primo trimestre dell'esercizio sociale.
Preliminarmente dico che tali dati non sono sufficientemnte indicativi e per avere qualche "segnale" di sorta è necessario attendere la trimestrale/semestrale a dicembre : i dati del primo trimestre a settembre 2006 sono sostanzialmente uguali a quelli di settembre 2005.
La valutazione della società, adesso, non è agevole.
Credo che per valutare adesso la società bisogna anche fare riferimento all'offerta dei titoli proposti da Halifax che potenzialmente possono avere un successo maggiore rispetto ad altri distributori.
In passato Digital Bros/Halifax si è presentata sul mercato con titoli di enorme successo tra i quali Pro Evolution Soccer 4 e Colin McRae 2005.
Attualmente tra i titoli di spicco vi è la saga Metal Gear ed un gioco manageriale di calcio.
L'andamento di Digital Bros lo potremo vedere, come detto, cristallizzato sulla trimestrale a dicembre e al più tardi a marzo 2007: l'ultimo trimestre dell'esercizio, giugno 2007, al pari del primo trimestre, è di marginale importanza.
Il fatturato dal 2004 al 2005 ha avuto un incremento dell' 11%.
Dal 2005 al 2006 l'incremento è stato del 18%.
I margini su EBITDA, ed Utile, nel 2006, sono leggermente in calo.
Una valutazione del titolo può essere fatta sui dati dell'esercizio concluso a giugno 2006.
Utile di 3,8 milioni che alle quotazioni attuali - 3,985 euro -corrisponde ad un PE di circa 14X.
La società ha distribuito recentemente (11 dicembre) un dividendo di 0,08 che in termini percentuali vuol dire un rendimento del 2% sulle attuali quotazioni: i dividendi distribuiti rappresentano un terzo dell'utile conseguito il resto è portato a nuovo.
Costante l'indebitamento finanziario - intorno ai 20milioni - abbondantemente entro la soglia del patrimonio netto: 0,68 debiti /equity.
Il picco delle quotazioni è stato toccato a gennaio 2006: 4,56 euro che significa un non esagerato PE di circa 16X.
Il minimo a giugno 2006: 3,70 che significa un PE di circa 13X.
Insomma: non è uno scandalo vederlo a 4,50 ma occhio al successo dell'offerta di titoli (per esempio avere Pro evolution Soccer 6 vuol dire avere una garanzia di buone vendite).
E' un titolo che non ha enormi scambi (media contratti 60 al giorno, per 30.000 azioni per un controvalore medio di 120mila euro): capitalizza circa 56 milioni di euro, è quasi un nano borsistico e pertanto non servono mani forti per far oscillare le quotazioni.
Comunque tentare un'entrata adesso sul titolo, con spirito di scommessa, senza grosse ambizioni ed a piccole dosi non è un delitto.
Da valutare a dicembre.
Per l'Analisi Tecnica il solito passo da Luca di Rumors.

giovedì, dicembre 21, 2006

VERIFICHE FISCALI

Mi ricollego a quanto detto dall'amico Imprenditore nel suo post sugli accertamenti fiscali.

Tralasciando l'iter che ne deriva da una verifica della Guardia di Finanza vorrei spendere due parole sui calcoli di convenienza che stanno a monte di una verifica.


Per chi non lo sapesse la vecchia concezione di "Ufficio delle imposte" è stata superata dalla nuova realtà delle "Agenzie delle entrate".

E' cambiato anche il modus operandi.

Ad inizio anno queste agenzie, quasi come un'impresa, elaborano un budget, un obiettivo.

E l'obiettivo è il recupero di imponibile fiscale e contributivo.

Il tutto deve avvenire tenendo conto di un'analisi costo-benefici della verifica.

In parole povere.

Se sono un evasore totale (che fa le fatture e non versa le imposte e non adempio a nessun obbligo contabile e dichiarativo - in gergo li chiamano "teste di legno" o "cartiere") e non possiedo niente per il fisco è una perdita secca di tempo e di denaro (i verificatori costano): il rovescio della medaglia è che dovrò sempre "scappare" cioè fare attenzione a non possedere niente di aggredibile (auto, casa, conto corrente) in prima persona.

Se non evado, ho volumi per 500mila euro (piccola impresa), pago le imposte, adempio agli obblighi contributivi e dichiarativi sono un soggetto visibile ed appetibile per il fisco: è sufficiente che contestano una differenza della % di ricarico, anche minima, sono già bello che servito: il "recupero" è stato fatto e contribuisco al raggiungimento degli obiettivi in maniera molto più redditizia che inseguire 10 evasori totali.

SOGEI (se non sbaglio una volta era della Telecom) mette al servizio dell'Ammministazione finanziaria un programma che attribuisce un punteggio di "convenienza" sui potenziali (e redditizi) soggetti da verificare....e indovinate chi sono?
Quelli che regolarmente "timbrano il biglietto".

STATISTICHE

Mi sembra doveroso segnalare un post -clicca qui- dell'Imprenditore i merito a certe statistiche, rilevazioni sull'evasione fiscale.

AZIMUT


Dopo Anima parlo di una società leggermente più matura nel campo della vendita di prodotti finanziari: Azimut.
Sono in conflitto di interesse perchè papà ci ha a che fare con molte soddisfazioni.
Comunque bando alle ciancie e sotto con qualche numero.
Azimut presenta dei conti in crescita rispetto l'anno precedente: tutti gli indicatori economici - margine di intermediazione, EBT ed utile - hanno registrato, nel periodo sett 2006 - sett 2005, un incremento percentuale di circa il 20%.
Per fine anno, nella mia simulazione prospettica, ho apportato una variazione in diminuzione all'utile di circa 4milioni (mi sono adeguato alla crescita % intercorrente nel periodo sett2005-dic2005) e pertanto l'utile si attesterebbe per il 2006 a circa 55milioni contro i 49milioni del 2005: un incremento percentuale di circa il 13% (invece che del 20% secondo i calcoli prospettici).
Ai valori attuali di euro 9,80 vuol dire un PE 2006 di circa 26X a premio rispetto ad Anima che ieri, a 3,80, vale circa 16X gli utili attesi per il 2006.
Quindi occhio alle due società in caso di correzioni del mercato.
Mi soffermo un poco sul PEG, cioè il Price Earning to Growth che tradotto vuol dire il tasso di crescita degli utili.
Il PEG si ottiene dividendo il PE con il tasso di crescita atteso.
Se sotto l'unità è buono.
Se sotto no e comunque rimane da valutare.
il PE di Azimut, come detto, è attualmente di circa 26X se si prendono per buone le considerazioni sopra esposte.
Per il PEG bisogna fare riferimento ad un periodo temporale.
Utilizziamo, per l'esempio, il periodo breve di Sett2006-sett2005?
Allora vuol dire un 20%.
A questo punto facciamo il calcolo: PE 26/PEG20 = 1,3 ...siamo sopra l'unità.
Se però prendiamo come riferimento un periodo diverso - magari più ampio che ha manifestato una crescita superiore del 20% - la valutazione cambia: ergo è un indicatore che varia troppo a seconda del periodo preso in esame ed a seconda dell'analista di turno che decide quale periodo prendere come riferimento.
Sicuramente il concetto del PEG può essere approfondito considerando altre variabili che hanno inciso e possono nel futuro incidere sulla valutazione di un titolo ma come vedete non è un dato connotato dalla assoluta certezza.
Per l'analisi tecnica passare dal Sampdorianissimo e strafelice Luca di Rumors: quasi ciempions lig!
A dopo: parlerò di con Digital Bros che mi è stata gentilmente chiesta.

mercoledì, dicembre 20, 2006

UNILAND & BANCA IMI

Forse non sono più in grado di leggere i bilanci.
Chiedo aiuto.

A pagina 10 (in fondo) e 11 (all'inizo) della trimestrale a settembre di Uniland - clicca qui -trovo scritto che "i beni immobili (terreni ed immobili in corso di costruzione) sono stati rilevati come immobilizzazioni (anzichè tra le rimanenze finali) in quanto come tali:....infatti per detti beni immobili è prevista la destinazione alla locazione una volta completati."

Finalmente!
Una risposta ai miei dubbi di ottobre! clicca qui.

Ma a rovinare tutto ci pensa BANCA IMI.
Nel suo studio, datato 6 dicembre, dice, in inglese, -clicca qui - che nel terzo trimestre è stato venduto un solo appezzamento di terreno (nel bilancio non ho visto ricavi di sorta) e che comunque ci sono numerosi accordi per vendite future che avranno luogo, probabilmente, nel 2007.

Insomma: affittano o vendono?
E se a settembre Banca Imi dice che hanno venduto qualcosa degno di nota come mai che ci sono ricavi solo per 246mila euro?

Ultima cosa: ma è proprio necessario scriverli in inglese gli studi su Uniland...the Whealth of de land?

ANIMA


Un mondo da pazzi.
Dopo aver visto Banco Desio era inevitabile non parlare di Anima.
Lavoro già fatto da due giorni, pronto lì in "magazzino"...e cosa succede?
Anima corre senza lasciarmi il tempo di dire due cosine: l'animadelimortaccisui!
Premetto che ero scettico sul titolo.
Ma vedendo la trimestrale di settembre lo scetticismo è sparito del tutto.
Gli analisti attendevano per il 2006 utili per 18milioni.
A settembre - clicca qui - vedi che questo dato è già stato superato e per fine anno, se le cose vanno avanti di questo passo, è probabile che l'utile si attesti a circa 25 milioni : ben oltre le aspettative.
Ai valori attuali di euro 3,810 vale circa 16X gli utili attesi: non male...non azzardo prospettive di crescita anche se in questi giorni circola voce di acquisto fondi/gestioni da DWS Investments Italy SGR: non ho approfondito più di tanto la questione ma c'è da dire che i fondamentali attuali bastano ed avanzano a giustificare questo livello di quotazioni.
A dopo con Azimut: giusto per un confronto.
Solita tappa da Rumors per l'analisi tecnica.

scusate il ritardo

...ma ieri è stata una giornataccia tra medici e lavoro non ce l'ho fatta a mantenere le promesse.

Mi si chiede come mai non faccio previsioni sui target price.

Intanto non le faccio (o rarissimamente le faccio) perchè non sono un guru e poi perchè i mercati sono un campo minato: la poca analisi fondamentale fatta sul blog è sì un'indicazione ma il panorama di questa disciplina è molto, ma molto, più ampio ed io per lavoro non faccio l'analista o il trader: in questo blog cerco solo di condividere quel pochissimo che sò.

Di volta in volta si possono toccare nuovi argomenti ( e lo farò dopo le feste natalizie) ma questi devono essere alla portata di tutti.
Anche perchè se si volesse affrontare la materia più in profondità bisognerebbe avere delle conoscenze approfondite del bilancio e di come si compone.
Poi una volta che si conoscono i meccanismi di un bilancio bisogna avere im mente anche il suo linguaggio convenzionale: Basilea 2 - che non è una materia da poco - può aiutare: spero di riuscire ad affrontare questo argomento magari con l'aiuto degli amici blogger.
Infine un po di nozioni matematiche.
A questo punto si può fare un'analisi ad ampio raggio.
Alla fine scopri che queste analisi, essendo analisi esterne, hanno una valenza medio bassa.
ergo: si rischia di lavorare troppo dietro un titolo con il risultato che questo nel frattempo è "scattato" in alto (long) o in basso (short).
Infine vedendo certi studi societari dei big della finanza ti accorgi che anche loro se ne stanno su pochi dati fondamentali che poi sono quelli di largo consumo : ricavi, ebitda, ebit ed utili...in maniera marginale il cash flow e la posizione finanziaria se supera i limiti del patrimonio.
Altro rischio: più vedi in profondità una società e più trovi dei motivi per startene lontano.
Bilanci perfetti (ENI, DANIELI giusto due esempi perchè non è facile trovarne altri) ce ne sono pochi.
Bilanci interessanti, cioè che stimolano una monitorizzazione per il futuro, per fortuna, ce ne sono più di due.
Gli strumenti per fare previsioni future esistono: sono interessanti dal punto di vista dottrinale ma dal punto di vista pratico non garantiscono niente come tutti gli strumenti di analisi.
Uno di questi è il PEG: price earning Growth cioè il tasso di crescita degli utili attesi.
Non è difficile calcolarlo: si prende il PE e si divide per il tasso di crescita degli utili.
Il problema è proprio questo ultimo dato: il tasso di crescita degli utili varia a seconda del periodo preso in esame ed in base alla personale visione dell'analista di turno.
Se il PEG è inferiore all'unità può segnalare un'occasione di acquisto.
Se il PEG è sopra l'unità potrebbe segnalare che la società presa in esame abbia raggiunto una certa maturità lasciando pochi margini di crescita futuri.
Insomma: se del caso sarà un indice che utilizzerò ma come detto "soffre" di considerazioni troppo personali.
Inoltre per le piccole analisi che faccio ci vuole già il suo tempo: andare oltre rischio il licenziamento ed il divorzio.
A dopo.

martedì, dicembre 19, 2006

a più tardi

Con Alleanza, Azimut e Anima.

Sono contento per Banco Desio che oggi vola: una conferma che prima o poi i fondamentali escono fuori.

Idem per Ascopiave: oggi in stand buy..ma la corsa degli ultimi giorni non è legata la caso: valeva semplicemente di meno rispetto ad altre utilities presenti nel mercato.

Vado a fare un poco di manutenzione alle giunture (schiena e ginocchia) e poi ci si vede.

eh...l'età.

lunedì, dicembre 18, 2006

TXT SOLUTIONS



TXT solutions è uno di quei titoli che finalmente mette d'accordo i miei pochi rudimenti di analisi fondamentale e tecnica: il prospetto non lascia scampo: il rosso (dati in peggioramento) imperversa ed anche il grafico non mi sembra dei migliori (mi ricordo di De Paperoni che piangeva di fronte a simili figure grafiche).
Una scusante, ed anche grossa, TXT ce l'ha: il fisco.
Infatti se date un'occhiata al bilancio 2005 - clicca qui - la leva fiscale è atroce: il 77% del risultato pre imposte: nel 2005 era di 2,7 milioni..dopo le imposte è rimasto solo 605mila euro "grazie" ad una alta incidenza dei costi del personale (circa 25milioni pari al 46% dei ricavi) che ai fini IRAP non sono deducibili e si traducono in un imponibile tassabile di 27milioni contro un imponibile reale di 2,7milioni: questo è il premio che il fisco riserva per le imprese che assumono personale qualificato.
La società nella trimestrale a settembre - clicca qui - riporta i dati dell'utile prima delle imposte: solo 145.627 euro.
Vi dico subito che con il calcolo delle imposte l'utile si trasforma in una perdita tendenziale di 800mila euro.
Oltre al fisco la società è penalizzata da una contrazione dei margini: il ROS a settembre è di appena lo 0,76% contro un ROS 2005 del 5,50%: vuol dire che per ogni 10.000 euro di fatturato se ne ricavano appena 76,00 di utile operativo...poi bisogna soddisfare il fisco che sembra non accontentarsi di questo dato (infatti per il 4,25% di IRAP lo vuole aumentato del costo del personale).
Quanto vale: adesso starei lontano dal titolo: PE negativo e comunque l'anno passato la società ha chiuso il 2005 con circa 605mila euro di utile e valeva 27,10 euro che tradotto in PE valeva dire 117X l'utile: tanto per una società che non può più considerarsi una start up.
Nota positiva: la società non è indebitata.
Da profani si potrebbero immaginare investimenti nei limiti del patrimonio netto (circa 30milioni) ed un ritorno a margini e redditività migliori.
TXT è uno di quegli esempi da porre al Governo: rimodulare l'IRAP per questo tipo di attività che impiegano capitale umano qualificato sarebbe cosa buona e giusta.
Per l'AT vi mando dall'amico del vino buono (l'olio è superlativo) Luca di Rumors.

ENERTAD



Da poco entrata alla corte di Garrone (Erg) il Enertad mostra finalmente dei dati in positivo.
Nel prospetto i dati del 2005 li ho rettificati considerando le attività continue.
I dati del bilancio 2005 - clicca qui - non possono essere assunti quale riferimento di confronto: sono state cedute l'attività del settore acciaio ed altre attività che trovate indicate nella ripartizione dei ricavi come Waste To Energy e Waste Management.
Adesso l'attività di Enertad è concentrata nel settore eolico (oltre l'80% dei ricavi) ed idrico.
La trimestrale a settembre 2006 -clicca qui - fotografa un netto miglioramento del ritorno dei ricavi (ROS) sul reddito operativo (EBIT) che in termini percentuali si attesta intorno al 30% rispetto al 4,70% dell'anno precedente (dati delle attività continue quindi si parla del settore eolico ed idrico).
Pertanto l'utile operativo (Ebit) a sett2006 si attesta a circa 8milioni contro i miseri 531mila dell'anno precedente.
Ciò è dovuto all'aumento della quantita di energia venduta da Enertad (+126%) ed all'incremento del prezzo dell'energia stessa.
La posizione finanziaria è migliorata sensibilmente.
Dai -235milioni del 31/12/2005 a settembre il rosso è di appena 10milioni: tale miglioramento è riconducibile agli incassi per la cessione degli asset del settore acciaio e cessione di Tad Energia Ambiente: la società dichiara che rimborserà il prestito obbligazionario in scadenza a fine novembre (75milioni) ed effettuerà investimenti nel settore eolico, settore in cui intende concentrare l'attività.
Ai valori attuali di 3,46 non è proprio a sconto: circa 140X gli utili prospettici 2006.
Diciamo però che l'abbandono dell'attività del settore acciaio ed il focus sulle attività eoliche per il futuro fanno di Enertad una sorta di start up e pertanto me la tengo sotto osservazione per gli anni a venire.
Per l'At il solito riferimento è Luca di Rumors.

arrivo

Enertad, TXT solutions e se ci riesco Alleanza.
A dopo.

Notizia: Jp Morgan consiglia prudenza con Alitalia.....si sono per caso ricordati che circa 100 anni Jp ha fatto già una belinata col Titanic?

venerdì, dicembre 15, 2006

1400 commi

Vi ricordate quando Ciampi era Presidente della Repubblica e manifestò il suo dissenso quando si vide presentare per l'agognata firma dal Governo Berlusconi una finanziaria composta da circa 600 commi?

Il Presidente Napolitano invece di fronte ai quasi 1400 commi della finanziaria di Prodi - Padoa non dice niente.

Da buon Capo dello Stato firmerà il solito ed odiato DPR di fine anno.

Si spera anche che se li legga tutti quei commi prima di firmare: c'è di mezzo anche un condono per gli sprechi di denaro pubblico perpretati dai nostri Governanti e denunciati dalla Corte dei Conti.

Ed i condoni alla integerrima Sinistra, si mormora, non piacciono affatto.

FIAT


Sempre con la preziosa collaborazione del sempreverde Luca di Rumors si parla di FIAT.
L'azienda torinese non può essere valutata sulla base degli attuali fondamentali sui quali spendo poche parole.
Utili prospettici 2006 circa 820milioni che alle attuali quotazioni di 14,59 vuol dire circa 21X : insomma non è una gran cosa.
E' vero il dato prospettico non è quello atteso: due studi, uno di Jp Morgan ("eredi"finanziari di quel Jp -clicca qui) e sopratutto lo studio di Caboto - clicca qui - vi sapranno dare migliori indicazioni per il futuro sopratutto per quel 2010 in cui il management della Fiat, in quel di Marchionne, ha obiettivi ambiziosi.
Ricavi per 67 miliardi di euro ed un utile di 5 miliardi cioè 5 volte tanto l'utile del 2005 ed un miglioramento del margine finale dal 2% ad una media del 7,5%.
Cosa vuol dire ai valori attuali di 14,59?
Vuol dire che se gli obiettivi dovessero essere centrati FIAT presenta dei mutilpli da leccarsi i gomiti: neanche 4X gli utili previsti per il 2010.
E la fiducia del mercato sembra essere ben riposta in un management che prima delle parole ha fatto parlare i fatti.
Se son rose fioriranno: per sapere come andrà a finire ci vediamo nel 2010.
Alle 15,00.

RIVENDICAZIONI SINDACALI 2

Vista la straripante richiesta eccovi la barzelletta sconcia

RIVENDICAZIONI SINDACALI:

RICHIESTA DEL DIPENDENTE:

Io, il Pene, voglio un aumento di stipendio per i seguenti motivi:

1. Faccio lavoro fisico.
2. Lavoro in profondità.
3. Lavoro di "testa".
4. Lavoro anche nei week ends.
5. lavoro in un posto molto umido.
6. Non mi pagano gli straordinari quando lavoro di notte.
7. Lavoro in un posto buio e senz'aria condizionata.
8. Lavoro ad alte temperature.

RISPOSTA DELL'AZIENDA:

Dopo aver letto tutto questo, l'amministrazione rifiuta di dare un aumento di stipendio al pene per questi motivi:

1. Non lavora otto ore consecutive.
2. Si addormenta dopo una breve attività lavorativa.
3. Non sempre obbedisce alle esigenze dei superiori.
4. Non sempre è fedele al suo posto di lavoro, a volte va con la concorrenza.
5. Riposa molto tra un lavoro e l'altro.
6. Non ha iniziativa. Per farlo lavorare bisogna cercare di stimolarlo.
7. Non mantiene il luogo di lavoro pulito al termine della giornata.
8. Non gli piace il doppio turno.
9. A volte lascia l'ufficio ancor prima di aver finito il suo lavoro.
10. E, come se fosse poco, lo si vede entrare e uscire continuamente dall'ufficio con due borse sospette.

RIVENDICAZIONI SINDACALI

Lo sciopero di Alitalia è ben definito da una sottile battuta dell'amico Imprenditore.

Io, che sono più becero, avevo in mente un'altra barzelletta ma è leggermente sconcia per i minori di 14 anni (che poi al giorno d'oggi non sono così ingenui).

E visto che in questo sito la parola "cazzo" non la dico pubblicherò la barzelletta solo su gentile richiesta.

HERA vs ASCOPIAVE


Scontro tra Utilities.
A sinistra dei vostri schermi HERA e a destra la debuttante ASCOPIAVE di cui ho già parlato qualche giorno fa - clicca qui.
Premetto che ho avuto qualche difficoltà a tirare giù due conti su HERA: l'informativa sui dati patrimoniali a settembre - clicca qui - non è delle migliori.
Nessun problema per Ascopiave: il prospetto informativo è piuttosto esaustivo.
Hera, l'utility emiliana, agli attuali 3,35euro vale circa 25X gli utili attesi per il 2006, che, secondo i miei calcoli, dovrebbero attestarsi nel range tra i 130-135milioni di euro: in rialzo del 25% rispetto al dato 2005 (utile 108milioni).
Ascopiave, utility veneto-friuliana, agli attuali 2,07euro è ancora, secondo me, a sconto rispetto ad HERA: infatti se il 2006 dovesse concludersi con utile di circa 30 milioni vuol dire che i 2,07 attuali corrispondono a circa 15X gli utili attesi.
Non male se si considera che tali calcoli non considerano (in quanto meramente prospettici) l'eventuale futura crescita di Ascopiave sulla base delle risorse reperite nel recente collocamento (circa 40milioni).
Insomma: non c'è da meravigliarsi se oggi tra le utilities Ascopiave sta correndo.
Da quei 1,80 euro del collocamento - che corrispondevano a solo 13X gli utili 2006 - ha già registrato una perfomance del 15% che ha fatto felici i fortunati assegnatari ed anche Mediobanca che oggi ha esercitato integralmente la Greenshoe.
Come al solito per l'ardua sentenza su Analisi Tecnica vi rimando all'amico Luca di rumors.

BRITISH AIRWAYS



Mentre Alitalia risana i conti facendo scioperi
(Cimoli disse che più si volava e più si perdeva) approfitto per parlare di British Airways, una compagnia che al contrario di Alitalia, più vola e più produce utili: infatti è gestita come un'impresa e non come un ente di beneficenza.
Vi invito a vedere la sezione investor per l'esercizio concluso a marzo 2006 - clicca qui - e per il semestre la 30/09/2006 - clicca qui - : i dati sono chiari ed espressi in sterline e per ottenerli in euro moltiplicateli per 1,476.
British ha chiuso l'esercizio a marzo 2006 con utili per 666milioni di euro (451mil £) nonostante l'aumento del costo del carburante che ha coinvolto tutto il comparto dell'aereotrasporto.
La flotta è composta da 283 aereomobili (Alitalia conta una flotta di 189 aerei) ed i ricavi sono conseguiti per il 65% da trasporto passeggeri ed il residuo 35% da trasporti cargo.
British ha trasportato- clicca qui - nel primo semestre circa 19,5 milioni di passeggeri: Alitalia in un anno ne ha trasportati 24 milioni.
I dipendenti della compagnia di Her Majestic sono 49.957 molti di più della nostra compagnia di bandiera che considerando anche Alitalia Servizi si attestano intorno alle 20mila unità.
British capitalizza 8,70 miliardi (come Airfrance e circa 6,7 volte l'Alitalia); nel semestre appena concluso a settembre ha prodotto utili per 475 milioni (inutile il paragone con Alitalia quando si parla di utili): la compagnia ha dichiarato che l'utile poteva essere più alto ma i provvedimenti antiterrorismo di agosto hanno comportato costi e perdite per 147milioni di euro.
L'esercizio 2007 potrebbe concludersi con un utile di 770milioni.
Alle attuali quotazioni di 76,00 euro (ho preso come riferimento le quotazioni USA circa 100$) vale 11,00X gli utili attesi per il 2007.
Osservando il grafico (in dollari ) si nota che le quotazioni sono in costante ascesa: dai 60$ (45 euro attuali) si è arrivati agli attuali 100$ (76 euro) con un incremento del 70%.
Insomma gli azionisti di Sua Maestà hanno di che essere contenti.
A dopo con Luthansa.

giovedì, dicembre 14, 2006

JP Morgan - Titanic




La stampa inglese nei giorni scorsi ha paragonato Alitalia al Titanic.
Forse non tutti sanno che il celebre transatlantico apparteneva a niente po po di meno che a John Pierpont Morgan, meglio conosciuto come Jp Morgan, finanziere americano di grossa stazza il cui nome sopravvive tuttora nel mondo della finanza mondiale.
Jp intravide nell'acquisto della White Star Line, compagnia inglese che navigava non solo nel mare ma anche in brutte acque finanziarie, l'opportunità di accaparrarsi una quota del traffico passeggeri da e verso il nuovo mondo.
Fu così che la sua International Mercantile Marine (IMM) acquistò la White Star Line tentando di fare concorrenza all'altra compagnia inglese di quel tempo: la Cunard che tuttora esiste.
Fu un affare?
Pare di no.
Infatti la White Star Line era nota per la sua gestione finanziaria sempre sul filo del rasoio.
Le sue navi non avevano fortuna; prima del Titanic ci furono incidenti e perdite meno note ma non meno dolorose per la società che proprio con la costruzione della classe Olimpic cercò di risollevarsi rispondendo ai fasti della Cunard che si presentava sul mercato delle rotte con tanto di transatlantici a 4 fumaioli: il Mauretania ed il Lusitania quest'ultimo affondato nel 1915 da un sottomarino tedesco.
Si costruì l'Olimpic (molto simile alla Mauretania) che fu varato nel maggio del 1911, circa un anno prima del Titanic: nel viaggio inaugurale l'Olimpic trasportò circa 2.400 passeggeri che con l'equipaggio facevano 3.300 persone a bordo: fu un successo.
L'anno dopo il Titanic, seppur ancora più lussuoso del gemello Olimpic, non ebbe lo stesso successo: 2.245 persone compreso l'equipaggio e si arrivò a questa cifra grazie anche ad uno sciopero che lasciò le altre navi prive di carbone nelle stive: i passeggeri furono dirottati sul Titanic (che culo...).
Quando il Titanic affondò l'IMM di Jp Morgan perse in borsa solo il 3%: i Lloyd di Londra invece pagarono fior di quattrini per il disastro.
Dopo il disastro del Titanic la White Star Line inaugurò la terza nave: doveva chiamarsi Gigantic ma tutti si toccarono le palle e scelsero un altro nome Britannic: guai a sfidare Titani, Giganti ecc!
Meglio un nome un po più patrio.
Non servì a niente: scoppiò la guerra ed il Britannic venne requisito dalla marina che lo usò come nave ospedale.
Affondò subito nel 1915 al largo di Creta colpito da una mina ed ora giace, posato su un fianco, ad una profondità di soli 130 metri per la gioia dei sommozzatori.
Comunque tutto questo per dire cosa?
Ah si: buona fortuna agli imprenditori che si comprano Alitalia.

ALITALIA


Leggo sul Sole di oggi:
"Padoa -Schioppa: Alitalia va gestita come un'impresa, persi 3,1 miliardi in 10 anni".
Caspita! ci voleva un Professore per dire che una società commerciale ed in più quotata in borsa va gestita come un'impresa!
Certo che suona come contraddizione la conferma dello strapagato Cimoli sino a privatizzazione conclusa.
Prospetti.
A sinistra quello di Alitalia
A destra quello di Airfrance.
A sinistra, Alitalia che con i suoi 189 aereomobili e 11.758 dipendenti (ma è una farsa: sarebbero circa 20mila se si considera anche Azservizi che non è nel perimetro di bilancio) solo 24 milioni di passeggeri trasportati, costituisce un esempio di come non si dovrebbe gestire un'impresa: ci manca solo che anche i ricavi siano negativi.
A settembre se si calcola anche il carico fiscale (niente IRES perchè è in perdita ma l'IRAP la paga perchè ha la grave colpa di avere dei dipendenti e degli oneri finanziari) è in perdita di circa 300 milioni di euro.
A destra, Aifrance, 397 aereomobili, 71mila dipendenti e ben 70milioni di passeggeri trasportati è un fulgido esempio di come si deve gestire un'impresa che distribuisce anche dividendi: l'utile nel 2005 è stato di 913 milioni di euro!
E non è che AirFrance sia una mosca bianca: c'è anche la Lufthansa che con i suoi 432 aereomobili, 94mila dipendenti - ben distribuiti nell'indotto del settore aereo - produce utili (nel 2005 453 milioni) degni di nota e distribuisce dividendi; c'è anche la British Airways che produce utili anch'essa: nel 2005 ben 666 milioni; ha da sistemare la PFN e quindi non paga dividendi ma con questo nulla a che vedere con la nostrana Alitalia che si può solo vantare di basare le sue valutazioni (ROE, ROS, ROI, PE ecc) tutte rigorosamente col segno meno.
Ma per fortuna è arrivato il Prof. Padoa-Schioppa a dirci che da domani sarà gestita come un'impresa.

mercoledì, dicembre 13, 2006

BANCO DESIO


Banco Desio: è un pò di giorni che la tengo sotto osservazione.
A dire la verità volevo tentare un ingresso a 7,40, cioè la settimana scorsa, ma l'incertezza ha prevalso: pur avendo visto la trimestrale non avevo fatto i miei calcoli...senza di questi non mi avvicino ad un titolo: è il mio modo di operare.
So anche che esistono altri metodi ed ognuno usa un pò quello che gli pare; c'è addirittura chi sfoglia la margherita e, per carità, è un metodo anche quello che non mi sento di condannare: per me ogni metodo è buono quanto opinabile.
Il mio metodo "buono-opinabile" è vedere un po di bilanci e poi fare i soooliiiiti conticini della Sig.ra Maria che va al mercato (la borsa in questo caso) e sceglie le pere più buone e, si spera, a buon prezzo.
La pera in questo caso è Banco Desio.
Dico la verità: ho avuto un poco di difficoltà perchè i dati del 2005 sono "inquinati" dagli effetti del collocamento di Anima che ha portato benefici per circa 59milioni sull'utile del 2005 - pari a 101,90 milioni - e la società, nel raffrontare i dati sett2006/sett2005, non ha pensato di eliminare gli effetti delle operazioni discontinue/straordinarie evidenziando solo la gestione corrente.
Ci ho messo un pò di impegno e con qualche elucubrazione sono arrivato alla conclusione che i bilanci della Desio sono decisamente belli ed in crescita...peccato per la lacunosa informazione sul patrimonio netto a settembre 2006/2005 e sull'utile finale che bisogna determinarlo a spanne in base a quella che è la leva fiscale (o tax rate) che dal 2004 si aggira intorno al 40%.
CONTI
margine di intermediazione in crescita: a settembre 2006 si attesta a 262 milioni contro i 218milioni di sett2005: +20%
Utile preimposte: a sett2006 è di 102,90 contro 85,5 milioni del 2005: sempre +20%
Utile finale atteso: secondo me "stacca" a fine anno con circa 80-82milioni di utili contro l'utile 2005 di 101,90: quindi è in ribasso....ma no! dal 2005 bisogna "epurare" gli effetti del collocamento di Anima che ammontavano, come detto, a 59,16milioni.
Mica avranno tutti gli anni un'Anima da collocare!
Ne sussegue che l'utile 2005 al netto delle operazioni straordinarie è stimabile in circa 53milioni.
Se il 2006 chiude a 80-82 milioni vuol dire un salto, anche qui, del 20%.
Alle quotazioni attuali di 7,79 vale 12,50X gli utili attesi (da me) per il 2006:nulla di eccezionale perchè rimane nel range dei PE bancari - tra 12X e 18X - ma nella parte bassa della forchetta.
Insomma vediamo cosa succede, sopratutto a fine anno: mi sono esposto con una previsione degli utili di 80-82 milioni...
L'AT è come al solito offerta dal sempre verde Luca di Rumors!

a presto

Questi giorni il lavoro è frenetico e stare dietro ai bilanci delle quotate (che nonostante tutto sono una bella fonte di spunti professionali) è roba da mission impossible.

Ieri sera mi è caduto l'occhio su Enertad: una società che non mi è mai piaciuta ma a settembre i conti - clicca qui -non sono così malaccio.
Con questo non so se agli attuali 3,38 è ben valutata oppure no: i conti sono migliorati ma non ho fatto calcoli di sorta: li farò e vediamo se cambierò punto di vista sul titolo passato recentemente alla corte dei Garrone (ERG).

Nei giorni scorsi l'occhio è caduto anche su Banco Desio - clicca qui - e saluto Estef che mi conferma la bontà dei dati presentati.
Come per Enertad non ho fatto calcoli.

Un'occhiata anche a HERA - clicca qui - che ha migliorato i dati ma l'informativa nella trimestrale sui dati patrimoniali è talmente scarsa che bisogna procedere a troppe elugubrazioni di sorta.
Di interessante c'è uno studio di Banca IMI su HERA: interessante non per il target che propone (3,00) ma per dei concetti (il Wacc) che in futuro vorrei affrontare sul blog, tanto per scostarsi dai soliti prospetti - clicca qui.

A proposito di informativa pessima: Alitalia è lacunosa nell'informazione dei dati patrimoniali e nel comunicare il risultato finale: si limita al dato pre imposte eppure il carico della sola IRAP non dovrebbe essere indifferente - clicca qui.
Come al solito anche nel campo dell'informazione agli investitori la nostra compagnia di bandiera è largamente al di sotto dei peers europei.
Difatti, anche se esposti in inglese, i dati della British, Lufthansa ed AirFrance sono più esaurienti.

martedì, dicembre 12, 2006

ci sono ancora

Ho tanto da lavorare.
In fondo sono solo un povero ragioniere di trincea.
A dicembre la trincea è dura: gli attacchi della solita IVA, dell'ICI, del vigliacchissimo acconto IVA, i questionari degli studi di settore aggiornati, e poi la solita routine mi tengono lontano dalle simpatiche analisi.

C'è anche da dire un'altra cosa.
Ho trattato tanti titoli che adesso non mi rimane molto da fare sul mercato italiano: non riesco a trovare una società interessante.
Le banche sono troppo statiche e precise con le loro trimestrali: il clou è stato Intesa-Sanpaolo e l'argomento è già stato trattato.
Idem le assicurazioni.
I telefonici? Inchiodatissimi e poi il tutto gira sempre intorno alla Telecom di cui ho già parlato.
Industriali? Fiat, Indesit già parlato.
Alimentari: Parmalat se non fosse per le revocatorie varrebbe 1,80 il resto è tutto frutto di vicende giudiziarie.
Di che parlo...ah si! prendere in giro l'Alitalia mi farebbe piacere ma devo tirare giù il bilancio della British Airways..forse questa sera se sono in vena lo faccio.
Società in crisi: Richard Ginori e Pagnossin le lascio stare in sospeso coi loro bilanci da paura e non certificati; Viaggi del ventaglio non capisco le attuali quotazioni esagerate, altri spassosi disastri societari come Roncadin non mi ci avvicino neanche.
IPO: il compitino è stato fatto su tutte le società sbarcate nel listino.
Insomma lancio un'appello: a parte la Poltrona Frau, che di bello aveva solo il nome di Montezemolo alle spalle, c'è un titolo italiano su cui vale la pena spendere due parole?
Oppure devo "andare" negli USA per trovare qualcosa di interessante?

Ho anche un'altra balzana idea: commentare il bilancio di qualche mio cliente che fa il piccolo artigiano indicandone le problematiche terrene del tipo "belin ho appena pagato gli acconti a novembre e a dicembre stipendi e contributi doppi, acconto IVA, ICI, ma piove ed ho il cantiere in sospeso ed anche i pagamenti ... e come li faccio i regali di Natale ...sono a posto con gli studi di settore? l'F24 lo devo proprio pagare "col computer? "...ecco cose del genere...più da trincea.

lunedì, dicembre 11, 2006

4 nazioni

Francia, Germania, Inghilterra ed Italia.
Sono le nazioni a cui fanno riferimento la Air France, la Lufthansa, la British Airways e l'Alitalia.

Pensavo ad una sorta di torneo delle "4 nazioni" con in gioco i bilanci delle compagnie europee confrontati con quelli di Alitalia.

Chi vincerà il cucchiaio di legno?
Mi sa che qui gli allibratori non accettano scommesse.

Ho già pronti i bilanci di AirFrance e Lufthansa.

EXPRIVIA



Un lettore mi ha gentilmente inviato un articolo del Sole 24 Ore in cui si parla degli obiettivi della Exprivia - ex Aisoftware - società attiva nelle soluzioni software e consulenza tecnologica diretta a banche, industrie, telecomunicazioni e settore sanitario-medicale.
Il management è ambizioso: punta, entro il 2008, a far diventare la società tra primi 10 operatori in Europa con fatturato intorno ai 100 milioni: la società pensa ad una pluralità di piccole acquisizioni.
Tali ambizioni si scontrano però con l'attuale situazione finanziaria: a settembre la PFN è negativa per circa 15 milioni - comunque abbondantemente nei limiti del patrimonio netto: 0,54 - ed il management non esclude, per le acquisizioni, la possibilità di uno sfruttamento ulteriore della leva finanziaria ( il patrimonio è di 27,7 milioni rispetto all'attuale indebitamento di 15 milioni ci sono quindi ancora dei margini) e di ricorrere a degli aumenti di capitale (uno è stato deliberato il 3 agosto ed è riservato al management e personale Exprivia) o/e scambio di azioni.
A settembre i conti sono in deciso miglioramento: pur in presenza di una leggera contrazione dei ricavi l'EBIT e l'utile finale sono passati in positivo rispetto al segno meno di settembre 2005.
Ciò è dovuto al deciso miglioramento dei margini: il ritorno dei ricavi sul MOL (o ebitda) è del 12% (rispetto al 5% del 2005) mentre il ROS è salito al 7% rispetto al dato negativo del 2005; infine utile di 535mila euro contro la perdita di circa 2,8 milioni dell'anno precedente.
Alle attuali quotazioni - 0,90 euro - vale circa 42X gli utili attesi per il 2006 (circa 700mila euro) ma se gli obiettivi del management dovessero verificarsi, 100 milioni di fatturato,
vorrebbe dire che, assumendo l'attuale marginalità, si avrebbe un EBITDA di circa 12milioni di ed un EBITdi circa 7 milioni; assumendo un utile di 3 milioni vuol dire che a 0,90 vale un PE di 10X.
Forse sono andato un po in là con l'immaginazione: da qui al 2008 la strada è lunga ed incerta: la terremo sotto osservazione con le solite orecchie tese.
Occhio ad eventuali aumenti di capitale.