ZENER 1992

I CONSIGLI GIUSTI PER SBAGLIARE IN BORSA. Così se perdete i vostri soldi non venitemi a dire che non ve lo avevo detto. mail: zener.blog@gmail.com Sono su Skype: zener

venerdì, novembre 11, 2011

Crisi



Mai visto un titolo così sul Sole 24 Ore, quotidiano solitamente pacato, mai sopra le righe, figuriamoci allarmista.

Ieri il titolo " FATE PRESTO" in caratteri cubitali del quotidiano di Confindustria mi ha fatto riflettere sul fatto che il resto dei media non sembra percepire allo stesso modo questa crisi.

Dagli altri media non si ha il risalto del Sole: si va avanti, poco importa che il superamento della soglia del rendimento dei BTp decennali al 7,25% ci proietta ai livelli di Grecia, Portogallo ed Irlanda, lontani persino dai cugini spagnoli che consideravamo sfigati con il loro 5,85%, lontani anni luce da Francia (3,40%), Britain (2,2%) e dal monolita tedesco (1,75%).

E all'estero come ci vedono?

Ieri mi sono tolto la curiosità, vado a vedere cosa dice il buon Daily Mail, approfitto del fatto che devo anche tenere allenato il mio inglese maccheronico che per quanto "broken" sia ho capito che:

- Berlusconi è considerato un imprevedibile buffone (non capivo cosa significava "unpredictable bufoon"): questo fa irritare, ci prendono per un circo....

- il nostro debito è 3 volte quello di Grecia, Portogallo ed Irlanda messi insieme: gli inglesi hanno giustamente paura che un salvataggio italiano possa costare caro ai loro contribuenti:

- la soglia del 7,25% è considerata il punto di non ritorno visto che a questi livelli per Grecia & c. sono scattati gli aiuti finanziari.

- giù l'Italia giù l'Europa e si pensa ad un euro di seria A ed un altro di serie B: gli inglesi definiscono la crisi come un Armageddon finanziario.

Sensazione: fino a ieri consideravo greci & c. degli scappati di casa, di più mi giravano le scatole che per salvare gli ellenici abbiamo messo sul piatto circa 45mld di euro: mi tocca pagare le tasse per i greci!

Oggi scopro che la stampa estera ci considera agli stessi livelli con l'aggravante di una classe politica inerte, oggi all'estero, agli inglesi, tedeschi e francesi, girano le palle perchè per salvare l'unione, forse, dovranno pagare più tasse.

Messa così provo soggezione.

Forse la stampa inglese non è, e mai è stata, tenera con la patria dei maccheroni ma anche loro lanciano lo stesso appello del Sole: "longer the delay, greater the danger", che suona come il Confidustriano "FATE PRESTO".

Almeno in questo andiamo d'accordo.



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venerdì, gennaio 08, 2010

Detroit



Questa è una deliziosa casa coloniale, in mattoni, in quel di Detroit, a Chestnut St. River.
Il prezzo?
Udite udite perchè non crederete alle vostre orecchie: 35mila dollari che al cambio attuale fanno circa 24,50 mila euro.
Con questa cifra in Italia di case nemmeno l'ombra ci si compra!
Eppure questo è l'effetto devastante della crisi.
Detroit era la patria dell'auto americana: Ford, Chrysler e General Motor impiegavano circa 500mila persone.
Ora molti di questi posti sono a rischio ed il crollo delle quotazioni immobiliari è una cartina al tornasole dello stato di salute dell'economia americana.
Pensate che Detroit negli anni '60-70 faceva circa 1,8milioni di abitanti, su una superficie pari a quella di Milano e Parigi messe insieme.
Ora gli abitanti sono circa 700mila e si prevede un ulteriore calo demografico a circa 500mila abitanti.
Si pensava ad un progetto di riqualificazione dell'ampio territorio da cittadino in agricolo: molte case, nelle zone periferiche, sono vendute a circa 7mila euro, non al metro ma a casa!
E nonostante le quotazioni così basse c'è gente che spera di trovare l'acquirente e trasferirsi altrove: un morto al giorno, ed il Comune che non ha i soldi per pagare i poliziotti non sono un bel biglietto da visita.
La cosa impressionante è che stiamo parlando degli USA.
Detto questo è sottointesa la funzione sociale che hanno e svolgono le imprese in un determinato territorio, USA, Italia o vattelapescaccia che sia non importa.
Detroit è solo un esempio.
Chiudere una fabbrica, uno stabilimento può anche significare tagliare dei costi o dei rami secchi, ma entrando in una logica più sociale di impresa, chiudere significa anche e sopratutto deprimere economicamente e non solo, il territorio in cui l'impresa opera.
Dove c'è un'impresa c'è benessere.

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